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CHEAP, quando la lotta corre veloce sui poster

Rappresentare il femminismo intersezionale, antirazzista, body e sex positive: è questo il core di La lotta è FICA, il nuovo progetto di public art di CHEAP, composto da 25 poster realizzati da altrettante artiste e installati sulla centralissima Via Indipendenza a Bologna.

Nei poster sono rappresentate le lotte femministe che intersecano l’antirazzismo, trova fisicità lo sguardo queer sui generi, entrano i corpi delle donne, corpi trans e corpi eccentrici. Un divertissement femminista su poster per il quale sono state chiamate a raccolta 25 artiste. Illustratrici, grafiche, fotografe, perfomer, fumettiste, streetartist – una pluralità di media che corrisponde ad un vasto campionario di biografie e visioni, unite dalle prospettive del transfemminismo.

Leggi anche: Si scrive mamma non si legge family manager
CHEAP

CHEAP per le strade di Bologna. Foto di Michele Lapini

CHEAP, scripta manent

CHEAP è il progetto di public art con sede a Bologna fondato nel 2013 da sei donne. La lotta è FICA è il suo primo intervento realizzato dall’inizio del lockdown, scelto per sottolineare quanto il femminismo sia un’attività essenziale.

«Questa pandemia – fanno sapere da CHEAP – ha funzionato in vari ambiti come un acceleratore che ci ha imposto un terribile reality check: all’interno di questa crisi, i divari di genere preesistenti si sono dilatati».

Si è chiesto di restare in casa anche a donne che nelle proprie case non sono sicure perché convivono che uomini violenti.

Il problema della violenza di genere è stato completamente ignorato

all’interno del discorso pubblico istituzionale. Se già in un periodo di normalità la divisione del lavoro sulla base dei ruoli di genere comporta per le donne una maggior responsabilità, è piuttosto evidente che la chiusura delle scuole insieme alla malattia dei familiari hanno fatto aumentare questa richiesta esponenzialmente. Causando con ogni probabilità l’abbandono da parte delle donne del lavoro salariato, specialmente per quelle che non possono attuare lo smartworking.

La crisi sanitaria legata alla pandemia ha effetto anche sullo spostamento di risorse economiche, dai servizi di salute sessuale, riproduttiva, materna.

In un paese dove i consultori erano insufficienti prima dell’arrivo del virus, è legittimo temere che alle donne non verrà garantito il diritto di accedere a servizi sanitari fondamentali. «In uno scenario del genere – conclude CHEAP – ripartire dal femminismo ci sembra solo un atto di buon senso».

CHEAP, dunque, oggi produce un intervento di arte pubblica che parla di femminismo a 360°.

CHEAP

Foto di Michele Lapini

«La decolonizzazione è LA questione – dicono da CHEAP -. Per noi si connette intersezionalmente ad altri grandi temi del femminismo affrontati nella pratica artistica di donne il cui lavoro è per noi un riferimento. Le Guerrilla Girls, con cui abbiamo collaborato nel 2017, si sono per anni concentrate sulla questione del gender gap all’interno del sistema dell’arte.

Tania Bruguera è stata ospite a Bologna della biennale Atlas of Transitions, dove ha realizzato un intervento tra arte pubblica e arte partecipata che sviscerava i temi della migrazione e dei confini, un’eredità coloniale.

Kara Walker oggi porta avanti un percorso straordinario sulla blackness, percorso che lavora su altre pesantissime eredità coloniali e sui residui del suprematismo bianco».


Nei poster di CHEAP

e nella narrazione femminista a cui questi rimandano, ci sono naturalmente anche corpi trans realizzati da persone trans. Ad esempio il poster dell’illustratrice e fumettista Josephine Yole Signorelli aka Fumettibrutti, caso editoriale con P. la mia adolescenza trans (Feltrinelli Comics).

I temi dell’antirazzismo e della prospettiva anticoloniale sono invece presenti nei poster dell’illustratrice Rita Petruccioli, dell’artista argentina Mariana Chiesa, della visual designer Ilaria Grimaldi e della street artist americana The Unapologetically Brown Series, quest’ultima alla sua prima prova in Italia.

Alla violenza di genere sono invece dedicati i poster della street artist colombiana Bastardilla e MissMe, artista di base in Canada che invece rivendica la rabbia come strumento di lotta.

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Francesca Fiorentino
Francesca Fiorentino
Giornalista professionista e podcaster, scrivo, cucino e faccio ridere, non sempre in quest'ordine. Amo la radio, i film, le margherite, le magliette a righe, i regali inaspettati e i taccuini nuovi. Qui leggi il mio sito professionale


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